L’orso Ciro

scritto da Sanfedista il 25 ottobre 2007,16:03

Già scettico durante l’infanzia sull’esistenza di animali parlanti, la notizia sulla riproposizione dell’Orso Ciro è oggi, per me, un colpo esiziale.

Da un po’ di tempo è ripartita la vendita dell’Orso Ciro, chi? L’Orso Ciro, un pupazzo che favella in napoletano, lasciando ai sociologi il compito di valutare le devastanti conseguenze su di una generazione di bambini in seguito all’acquisto di un gioco del genere, mi soffermo sulla documentata biografia dell’Orso Ciro.

L’Orso Ciro nasce in un basso della Vicaria a Napoli, nel 1987, anno nel quale Maradona incantava la città, figlio illegittimo di Mario Merola e di un peluche di un asinello, Ciro, dopo essere scartato ad un provino del Napoli, si dedica al canto neomelodico, introdotto dalla sua prima fiamma, Marisa Laurito, nello showbiz incide un pezzo che diviene la colonna sonora per eccellenza nei matrimoni rionali, "C’scpusamm appena te dann’a’libbertà" ( in ital. Ci sposiamo appena il giudice ti concede i domiciliari). Vince con la sua canzone "La cassetta falsa d’Oro", privilegio assegnato prima di lui a Nino D’Angelo e a Luigi D’Alessio. Nel 1989 partecipa con successo al Festival di Scampia, vince la categoria "scippatori emergenti", al tempo disse di lui un boss "Il guaglione ha stoffa, e non mi riferisco al fatto che sia un peluche, ha scippato 13 persone in 2 ore". Messo in archivio quest’altro traguardo l’Orso Ciro, supera i confini regionali, il nuovo decennio è foriero di buone notizie, assolto dall’infamante accusa di mandante di omicidio, incide il suo secondo LP:" IL Casco è da falliti". Un nuovo successo di pubblico e critica, l’usciere di uno stabile di L.go. Donnaregina definì l’album "Misurato ed educativo, il perfetto regalo di Natale". Ciro nel 1992 parte per un tour mondiale, toccherà in rapida successione, l’America, la Colombia, la Nigeria, il Montenegro e concluderà gli impegni al "Memorial Prof.Cutolo Tiater"di Sant’Anastasia. Dopo i successi in studio e i live, Ciro prende un periodo di pausa, anni nei quali affina la tecnica e consolida le giuste amicizie, nel 1996, è il primo a potersi esibire con la sua band, "IL coro dell’armata Rozza", al celebre Night di Mosca "Dasvidania", in quell’occasione duettera con artisti del calibro di Bono Vox, Elton Jhon, e Susy Capezzolo (la celebre ponitrice di quesiti sulla Sett.Enigm.). E’ proprio a Mosca che a Ciro viene in mente la sua idea più ambiziosa, la raccolta fondi per le vittime dello stato, un attento programma di finanziamento per le mogli e i parenti dei carcerati, così giungiamo alla celebre data il 31/12/1999, dove innanzi a un Poggiorele gremito, si esibirà nel Ciro & Cumpagn. In quella occasione il NY Times titolò con enfasi"WHO SHIT IS THIS FUCKING BEAR?", era la consacrazione mondiale tanto attesa. Il nuovo millennio però si apre con una doccia fredda, lasciato da Barbara Chiappini, l’Orso Ciro viene condannato per Omicidio Premeditato plurimo, una grana, ma il nostro non si abbatte, sfrutta il tempo di riposo forzato per creare nuovi progetti, usufruisce dell’indulto e decide di rilanciarsi, mettendo in vendita una sua copia, scala 1/1, con le sue più celbri frasi, il resto lo scopriremo solo rubando, parafrasando una celbre canzone del Ciro.

Diamo ora un piccolo campionario di frasi che l’orso pronuncia:

  • Perchè lavorare se puoi spacciare?
  • Il casco è da ricchioni
  • Se te la scopi poi te la sposi
  • L’indulto è necessario per il sovraffolamento delle carceri
  • La pizza fa bene
  • Attento a come è tagliata la Coca
  • Meglio la calibro 22, sporchi meno.

Hanno detto di lui: "E’un pericolo per la morale", M.Manson; "Andrebbe ucciso", M.Teresa; "Un folle assetato di sangue", P.Pacciani; " Orso CHI?", David Bowie; "Una condanna per l’umanità intera", Nostradamus; "Un Macellaio che canta pure male", Jalisse; "Lo invitai alla ruota della fortuna, stuprò tutto il carico di Annabella di Pavia, il visone Charlie, non è più stato lo stesso", Mike Bongiorno; "Una persona che sbaglia e va rieducata", nota del Gruppo Parlamentare dei Comunisti Italiani.

Il prodotto descritto non ha nulla a che fare con il celebre giocattolo, è frutto della fantasia dell’autore, come sono di fantasia tutte le affermazioni e le vicende che coinvolgono terzi.

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Tra il terzo e il quarto dì.

scritto da Sanfedista il 24 ottobre 2007,17:44

Subito dopo il secondo v’è il terzo

il quarto dì, poi, non lo ricordo

il terzo fu certo breve

il primo non pervenne

dal sesto in poi bufera

quell’undici m’implora

trentasette, meraviglia

quarantuno è di vigiglia

sessantasei, collo stretto da cravatta

tre passi dietro, sessantatrè, penalità

ottantanove, banalità? fatalità?

cento dì per tornar seri!

gia dal venti i desideri

al centouno concretizzati

in furia e fretta rilegati, al duecentouno

d’ora in poi solo migliaia

dritto, dentro la rotaia

gravitando fino al mare

l’infinito non nei numeri,

il mio eterno è nel contare.

Abattoir

scritto da Sanfedista il 23 ottobre 2007,16:44

Credo di andare al macello…

Ma ordinatamente, con stile, questo è ovvio, sono un giovin vitello, mi luciderò gli zoccoli e cercherò, sul camion, un posto con vista autostrada, per farmi ammirare. Sarò così inconsapevole che nei miei pensieri confusi, il viaggio mi ricorderà la transumanza del 1998, quella con mio fratello Ciuffino, la Rosetta e la Campagnola, ci spostammo dai generosi pascoli abruzzesi alle tiepide stalle di pianura, era ovviamente un ritorno. Credo, altresì, che prima di andare al macello, berrò quel latte inacidito che ho conservato in un catino, mi pare ricordi irdomele, ed abbia, unito al cardo, un vago retrogusto di anice, che mi ricorda l’assenzio molisano. In realtà sono giovane, mi avevano detto che sarei potuto divntare un toro da monta, oppure un bue da soma, ho considerato entrambi i lavori stancanti e per nulla produttivi. Ho curato la mia pelle, l’ho resa morbida, speravo di entrare in Rolls Royce, ma si sa qui al meridione non si trova spazio neanche in Fiat, maledetti pidocchi con i vostri tagli sugli interni in pelle. Allora, ripeto essendo giovane, ho deciso la fuga e mi sono concesso un week end su di un pascolo più lontano e li ho preso coscienza di me, esisto, non riesco a comunicarlo però; "solo muggiti per il povero Eric Francis Terlinger III" mi ostinano a chiamarmi "Mummone" che orrore! La fuga è stata breve, colpa del campanaccio. Sognavo altro, peccato, invece m’accorgo che come ciuffetto, anche per me ci sarà il macello, l’Abattoir, preferisco, un colpo di pisola pneumatica e la mia vita finisce così, un po’ mi cruccio, certo sarò terrorizzato, tutti in fila, ma io apparirò il più bello, e di questo il macellante se ne accorgerà; sparatomi, non tratterrà una lacrima, consapevole, una volta tanto, di aver ucciso una meravigliosa forma di vita, curata, consapevole e compiaciuta; il macellaio quando urlerà:"PINO DAMMENE UN’ALTRO", lo farà con voce rotta dal pianto e l’intero macello capirà chi è morto, il passaporola giungerà al reparto disossamento e poi come un nembo a quello "raccolta frattaglie" finchè tutto il capannone piangerà la mia morte e, specchinaodsi nel caldo rivolo di sangue che esce dal mio orecchio, si vedrà brutto e sgraziato! Privilegio a chi mangerà la mia vita presto spezzata, privilegio a chi mangerà Eric Francis Terlinger III, il più bel vitello, il più giovane, il più ardito e colto…sarà di certo un privilegiato e la sua vita sarà ancora più soave.

Questo ho pensato stamane mangiando un meraviglioso filetto…

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Ricordo…

scritto da Sanfedista il 22 ottobre 2007,17:51

Qualche volta, nel silenzio della stanza parte la musica di zucchero filato, uno dopo l’altro volano via tutti i ricordi.

Non puoi farci nulla, prima un paio di occhi, poi un gesto lentissimo, un piccolo neo,  un imperfezione dei denti, piccoli granelli che appartengono ad altri, ormai. Sempre avvolti dalla penombra reclamerebbero un posto migliore, ma non v’è più lo spazio non c’è più un luogo che debba contenerli, uno dietro l’altro, rapiti da una fisioligica patologia, muovono galleggianti verso uno posto sempre più indefinito. Li seguiamo con il dito, l’indichiamo a noi stessi, la mano fa male però, e il tempo che si passa ad indicare deve essere speso per accarezzare, descrivere, intuire, toccare. Dopo, il tutto è perso dagli occhi e si solve in un liquido sempre più copioso, arriva il nuovo corso e per il vecchio rivolo è tempo di scorrere via, solo un sasso magari si pone sul fondo, ve ne sono altri ma non formeranno mai una diga, mai per me. Magari sentirò il rumore della risacca ma sarà confuso dai passi dell’amore che si tuffa, gli schizzi, di nuovo lo zucchero filato ma è per un nuovo giro, il più bello. 

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Fontana di trevi rossa

scritto da Sanfedista il 20 ottobre 2007,17:04

EJA’

E’ l’invidia che mi fa parlare, avrei voluto avere l’idea illuminante ed il coraggio dinamicissimo dell’uomo che ha tinto la fontana di trevi in rosso. II mio intervento sarà brevissimo. Il rosso per il bianco, v’è solo da guadagnare, in una città costruita innovando e vivente marcendo. Un eroe! Una scossa al mondo come deve essere, gli idioti, poveri loro, parlano di vandalo, noi vediamo arte, movimento, sublime cultura, volontà. Semplicemente l’impossibile.

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K

scritto da Sanfedista il 13 ottobre 2007,17:18

Provo una tenera pietà per chi si ostina a violentare la nostra lingua

Non ho la presunzione della originalità. Mi avvento con rabbia con chi utilizza la "k" in luogo delle lettere "Ch", provo una piccola frustrazione per chi addirittura utilizza la "K" al posto della "C". Se v’è un’esigenza di economicità, parlo di sms, (in altri casi, e-mail, lettere e/o altre comunicazioni di forma non orale non basate su un computo economico a singola parola, trovo assurdo un qualsiasi uso di questa lettera non appartenente al nostro dizionario) nell’utilizzo della K scrivendo "Ki 6", non capisco dove stia l’intelligenza nello scrive "Kosa". Meglio, non sono io che non colgo l’intelligenza in questo, l’arguzia non c’è e basta. Anzi è chiaro sentore di poca cura nel corretto utilizzo della nostra lingua e di grave mancanza di rispetto nei confronti dell’interlocutore che si presume sia avvezzo, come lo scrittore, a questa storpiatura.

Sono morti, ragazzi sono tutti morti, Montale è morto, Manzoni è felicemente trapassato, Petrarca si è anche totalmente decomposto, di Catullo neanche più le ceneri, ed allora perchè avventarvi così contro di loro? Tanto non possono cogliere i vostri piccoli atti di insubordinazione lessicale, sono nel paradiso degli scrittori, un noiosissimo posto dove si parla tutto il giorno di aferesi, metafore, chiasmi, quartine e climax…insomma hanno altro a cui pensare. Voi no, siete vivi, cercate di comunicarlo al mondo in maniera migliore.

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Valevole per il titolo “Peggiore manifestazione della cultura Italiana”

scritto da Sanfedista il 5 ottobre 2007,16:20

E’in palio il titolo per la peggiore manifestazione della cultura italiana.

Faccio un po’ di televisione, pochissima roba in realtà, un programma di nicchia, sul cinema di nicchia, in un’apparato televisivo criptato (Sky), in un canale di nicchia. Insomma non sono il Mereghetti dei poveri e neanche il Morandini dei ricchi, sono un umile lavoratore della vigna del Signore, assegno un premio però, lo assegno in questo salotto ed è fatalmente legato alla televisione poichè la televisione stessa è stata la mia personalissima "academy". Il premio della peggiore manifestazione della cultura italiana va quest’anno ai programmi pomeridiani. Non che abbia avuto tempo di sondarli ma mi è bastato poco per inidviduare la non celata bassezza che essi trasfondono all’ascoltatore.

Non credo che la televisione segua i gusti della gente, credo l’esatto contrario, la televisione indirizza i gusti della gente, forma il pensiero e definisce le sensazioni. Qualcuno potrà dirmi che la tv, basandosi su di un meccanismo fatto di compensi pubblicitari deve offrire programmi dagli ascolti elevati onde ricavare grossi guadagni. Io dico che se scomparissero d’un nembo tutti i programmi atrofici la gente, dopo 3 giorni di scoramento e magari di distacco, sentirebbe l’insanabile esigenza di dare corrente al telvisore e ben presto si rieducherebbe ai nuovi palinsesti. Via! Ripartirebbe il carrozzone, sarebbe, però, finalmente istruttivo, regalerebbe forse a questo paese maggiore equilibrio emotivo e bilancerebbe i desideri e le aspettative della gente.

La tv deve essere per tutti ma non può essere fatta da tutti, si premia in questo modo la visione di un mondo dove il traguardo si consegue senza sacrificio e Dio ci liberi, signora mia (nazional popolare), da un globo di persone addestrate al fortunismo e non dedite all’impegno.

Il premio, quindi, ripeto, va alla tv della fascia pomeridiana ed a parte di quella serale.