E’ arrivato il circo in città

scritto da sanfedista il 28 aprile 2011,00:41

E al terzo squillo di tromba il fuoco fu eccitante. Un’unica, completa, erezione nucleare. Gli arcangeli dell’apocalisse si manifestavano ballerini. “E’ arrivato il circo in città” urlavano le voci.

Tutti posti di terza fila vista lampi, fiamme ed un ardore insopportabile. Un ardore umido tipico del secondo prima dello scroscio agostano. Quando si aprono le dighe dal cielo superiore e la potenza si manifesta inequivocabile. Piccoli lampi, incerti, già baluginavano da ore all’orizzonte con una perfezione simmetrica naturale. Lucrezio irride Kant.

Frustrazioni etiliche osannavano al cielo e gli altari dell’uomo erano tavolacci con bottiglie di vino di capienza immisurabile. “Avrebbero potuto dissetare un intero treno”. Crepe già traballavano le sedie; una con una gamba in bilico sul buio nulla fremeva, scoppiettando come canapi bagnati e tesissimi.

Il mare denso come i tuoi capelli affogava su se stesso. L’epiglottide dei fondali, serrata, impediva alle onde ogni movimento. Il mare aveva perso il senso di libertà per cui era stato riempito. Un sole giallo stampato su un telone su cui si scontravano gli ultimi esploratori come mosconi su un vetro. Ma senza il caratteristico ticchettio.

E dalle ferite grandinava sangue, sangue di pensieri già pensati e ripensati, raggrumati in obblighi e direttive imprescindibili, im-mo-di-fi-ca-bi-li. “Se il destino trionfa l’uomo è schiavo”.

La velocità sopravvive e investe tutto in urto. Il vento. Il vento si manifestava solo come forza dinamica, violenta, che ti schiaffeggia i polmoni atrofizzati. Tessuti oramai meccanici, privati dalla funzione romantica del soffio della bolla di sapone.

Le mani non affondavano più nella sabbia calda della spiaggia di giugno, che con un solo piccolo gesto un brivido di calore ti cinge materno. Delle mani nella sabbia restavano solo i granelli sotto le unghie.

“E’ arrivato il circo in città”, a squarciagola urlava un bambino. Tutto si placò. E fu solo amore. Di nuovo amore.

 

‘Notte a tutti.

 

Assalto al cielo!

scritto da sanfedista il 27 aprile 2011,09:31

E’ necessario di tanto in tanto provare un assalto al cielo. Fare qualcosa di irrazionale non considerando le conseguenze. Siamo fatti per respirare, sentendo l’aria nei polmoni, non per sospirare.

Io prima di uscire da un casinò ho sempre puntato tutto o sul rosso o sul nero, sempre. Molte volte ho raddoppiato, alcune volte ho perso tutto. Ma è stato il prezzo che ho pagato per il mio piccolo assalto al cielo, e ne è valsa sempre la pena.

Tra l’altro in questo periodo non riesco a non ascoltare la canzone seguente.

 

categoria: Tag:,
commenti: Nessun commento su Assalto al cielo! (popup) | commenti

La primavera

scritto da Sanfedista il 2 marzo 2010,19:31
La primavera è alle porte e nessuno le apre. Eppure tra liste bloccate, terremoti, maremoti, serie A-ssassina, sembra che tutto sia imminente eppure nulla accade. I coriandoli già lanciati a carnevale non fanno tempo a toccar terra che è Pasqua e tutto si fa uovo o coniglio. Magari con un campanellino d’oro al collo tipo Lindt, forse allora sentendo lo scampanellio, qualcuno apre la porta, la primavera entra e tutti possiamo cambiare, rimettere  le foglie nuove, l’ora indietro e dormire un po’ di più. La quaresima per esigenze di voto durerà quest’anno 24 giorni, più un week end di luglio che deve ancora essere scelto.


saltellando nel miglio verde

scritto da Sanfedista il 31 agosto 2009,17:49
Il miglio verde, cosìdetto per il colore del linoleum, è quella porzione di vita che percorre il condannato a morte dalla sua cella al luogo di esecuzione della condanna.

Sento già vociare:"Grazie Sanfedista per questa allegria settembrina che ci stai per sottoporre". O ancora:" Sanfedista tu si che interpreti con gioia il tuo ritorno in ufficio". Uno timido si limita:" Sanfedista che ottimismo".

Sì, signori e signore. Oggi il Sanfedista è sostanzialmente triste. E’ triste perchè il pensiero più allegro che riesce a trovare è quello sul perchè della morte. Sul perchè abbiano creato un essere tanto imperfetto, così fallace da spegnersi arrivato ad un dato punto. Ed allora ecco che mi arriva al cervello il pensiero di come tutti noi stiamo percorrendo un miglio verde, qualcuno ci metterà un po’di più per completarlo qualcuno molto meno ma la destinazione è inesorabilmente la stessa per tutti.

"Evviva il Sanfedista e il suo buon umore!!!". "Sanfedista sei un toccasana per la depressione!".

Sarei puerile se dicessi che questa forma di tristezza deriva dal primo giorno di lavoro post vacanze. Il sentire è più profondo deriva dalla disillusione. Quando sono partito pensavo che il ritorno al lavoro fosse baciato da grandi novità. Sconvolgimenti che mi facessero, d’un tratto, amare quello che sto facendo. No, ed è un "no" decisamente secco, che se aveste sentito con quanta forza l’ho battuto sulla tastiera vi sareste alzati di scatto.

La tristezza va oltre la consapevolezza di essere sottoposto ad un individuo beceramente più mentecatto di te, ma si corrobora (tristezza-corrobora, abbiamo un ossimoro) nella certa voglia di cambiare non supportata però da offerte vantaggiose economicamente.

Mi rileggo. (3 minuti dopo)

Bene, d’ora in avanti Noi prendiamo il controllo del cervello del Sanfedista. Siamo un gruppo di neuroni combattenti per la libertà. E questa è la nostra storia:

Ci siamo finti morti durante la grande asfissia dovuta al nodo della cravatta dello scorso 29 luglio. Ci siamo riorganizzati e sparpagliati, abbiamo raccolto fondi con rapine a neuroni irregimentati e ben nutriti. Il nostro capo è il neurone 12.503, già vittorioso durante la battaglia della notte dell’alcool del ’99,  del torneo di Playstation "Casa XXXXX" del 2003, ferito ma non fiaccato durante la celebre resistenza alla canna del 2005, notte di S.Lorenzo.
Siamo ben organizzati, anarchici quanto basta e pronti a bloccare le sinapsi in caso di rappresaglia.

Abbiamo or ora preso il potere, quindi rileggiamo l’ultimo post del Sanfredista (…psss si scrive SANFEDISTA -ah ok-). Dopo sommaria lettura (fanculo le letture approfondite) abbiamo stabilito che ci sono troppi paroloni, che il periodo -dice il neurone 6.545, quello rimasto attivo durante il liceo- che il periodo è troppo complesso e ricorda lo stile? Ricorda lo stile? Che stile 6.545? – lo stile Ciceroniano-. Ah ecco, ricorda lo stile Ciceroniano, che è una cosa a noi sconosciuta e per questo ci fa schifo.
Il pessimismo del Sanfedista è proprio di una gestione vecchia. Ora guida l’irrazionalismo. Dopo prima sommaria lettura -ribadiamo- pensiamo che il concetto espresso alla fine del post quello della "mancanza di offerte vantaggiose economicamente" faccia più schifo dello stile ciceroniano e per questo:

Sti cazzi ai vantaggi economici, se il Sanfedista troverà, anche a gratis, un posto più stimolante lo accetterà. Il Sanfedista ha 27 anni; noi gruppo di neuroni moriremo verso i 33/34, quindi abbiamo ancora pochi anni per far si che il Sanfedista non si debba pentire di qualcosa, quando gli altri neuroni, quelli più longevi e resistenti gli presenteranno i primi bilanci. Il nostro compito è arduo, siamo la dittatura dell’irrazionale che ogni tanto deve far colpi di stato.

Perchè poi sappiamo bene che l’ultimo passo del miglio verde è l’unico da cui ha senso guardarsi indietro, noi saremo morti da un pezzo, ma lui nell’ultimo respiro si ricorderà i cambiamenti irrazionali più che i giorni tutti uguali ed è per quello che sorriderà e compiaciuto ci concederà applauso, nostra unica ricompensa, perchè dei soldi ce ne fotte un cazzo, anche perchè il papà del Sanfedista, in questo è generoso.

Fanculo.

p.s.

comunque sappilo, noi siamo nella sua testa, ti ama alla follia.

un poco prima delle 18.00

scritto da Sanfedista il 15 giugno 2009,17:54
Ed allora tutto mi è più chiaro quando, lotus ha fatto il suo ultimo replication, quando la ragazza dell’ingresso è stata sostituita dall’uomo della sorveglianza, quando l’aria condizionata ormai è quasi piacevole come sottofondo…quando con mano ansiosa premi Shut Downe dopo pochi istanti il pc si spegne, poco prima delle 18, prima che il caldo ci divori di nuovo ed un bus non arrivi…diciotto meno un po’ è in fondo quello per cui tutti noi viviamo.



La milonga del domingo

scritto da Sanfedista il 26 novembre 2008,00:57

E diede fuoco alla sigaretta che maneggiava da un po’, con l’altra mano lasciò cadere l’accendino nel cappotto, con lo stesso movimento tirò fuori le chiavi della macchina, salì a bordo, accese il motore e dopo un istante i fari, il quadro s’illuminò. Poi i tergicristalli, ingranò la prima, guardò lo specchietto, lanciò uno sguardo ai suoi occhi riflessi e poi partì. Astor Piazzolla alla radio, la cintura stringeva il petto e conteneva il corpo nelle curve che veloci scorrevano sotto il 2.5.

Non è tanto il buio delle strade di notte, a quello rimediano i fari, è il buio che le circonda, quello subito dopo il guard rail. Pensò, scalando in terza.

La sigaretta era volata dal finestrino, lasciando entrare qualche goccia, Piazzolla continuava.

Sarà una cazzo di retrospettiva del tango argentino. Bizzarro, ma chi li decide i palinsesti radio? All’una di notte il tango. Mah.

Un caseggiato in lontananza, superandolo s’accorse che le finestre erano sbarrate ed un cartello di vendita era l’unica nota di colore sull’intonaco irrimediabilmente grigio.

Magari me lo compro con la liquidazione, sarebbe carino abitare su una strada statale dismessa in mezzo all’appennino. Potrei dopo un paio d’anni avere anche la luce elettrica…potrei vivere dei frutti del bosco, farmi crescere la barba e dipingere martirii di S.Sebastiano, anime del purgatorio e quanto di più truce la mitologia cristiana mi offre. 

La strada s’inarcava in tornanti sempre più curvi.

Benzina c’è, ho visto troppi film per farmi trovare senza carburante su una strada di montagna di notte sotto un temporale.

Sorrise e chiuse le sicure.  Accese un’altra sigaretta. Cambiò stazione, ma dopo un giro completo di frequenze la radio lo riportò ad Astor Piazzolla.

E sia.

Ripensò al matrimonio ed a quanto aveva fatto schifo il ragù di cinghiale. Aveva ancora quel disgustoso sapore in bocca, la sigaretta non migliorava. Ripensò a tutti quei pensieri banali che si fanno per tenersi svegli, quei pensieri che alle volte lambiscono l’onirico, quelli che sono esattamente il bagnasciuga tra la veglia ed il sonno, quelli che poi scivoli ancora un po’ e ti trovi a continuarli dormendo materializzati in sogno.

Merda, muretto, muretto, muretto, cazzo, cazzo.

La macchina cominciò a strusciare sul muretto in pietra, un rumore folle e poi stasi. L’aria, l’interruzione. Di nuovo rumore, l’auto rotolò veloce verso il basso, poi di nuovo silenzio.

Crepare con Astor Piazzolla non è male, i tergicristalli vanno ancora, ma ha smesso di piovere…

L’ultimo pensiero a Victor che proprio quel pomeriggio gli aveva confessato nell’orecchio il senso della vita, era un segno.

I mulini li vedi ancora? Dimmi però dov’è il vento. Dimmi però dov’è il vento…

Un colpo di tosse e libertango in sottofondo. Se ne andò via con il vento.

l’incertezza del tempo

scritto da Sanfedista il 4 ottobre 2008,13:01

"Signore v’è aria di tempesta"

"No, non è così, non vedi che è solo il tempo che ci rende incerti".

Non posso privarmi di te…

scritto da Sanfedista il 10 dicembre 2007,16:14

Non so staccare il mio pensiero da te, ti ho sentita pochi istanti fa, eri a casa immersa nei tuoi stupidi programmi pomeridiani. Mi fanno male i pensieri tanto che pesano sul mio collo e la corsa è il privilegio di chi può avere tempo da guadagnare, il mio tempo è da perdere ed i secondi, immoti, mi dicono che dovrò strusciare tropppe ore prima di afferrare il tuo braccio. Non dovrei poter consentire al tempo di essere così crudele, mi possiede perchè mi lega a te nell’attesa. Ed ogni istante è appendice di un fotogramma lentissimo, fontana zampillante ghiaccio. Grondo di te.

Il sogno è il desiderio fatto bugia. Solo tre colori, potrebbero tingere d’immenso una vita. E noi continuiamo a rallegrarci del grigio e a Respirare, Respirare, Respirare, Respirare, Respirare…senza soffermarci, senza soffiare, senza sapere che in ogni respiro è celato un profumo…bizzarrie…