Programma per domani fine del mondo

scritto da sanfedista il 20 dicembre 2012,17:03

Ore 4,30: solenne veglia nella Cappella di San Gennaro con distribuzione sul sagrato ombrelli antimeteorite ad opera di solerti cingalesi. Spesa: 38 E di ombrello (volevano 45) e 250 di donazione obbligatoria alla chiesa per il Pass: Paradiso All Inclusive Silver; “Prenota ora, salti la fila, soft drink in omaggio e una cena di gala al tavolo del Signore)

Ore 6,00: Ultima sfogliatella. Spesa: 295 euro, senza scontrino

Ore 7, 23: Acquisto di Porsche

Ore 7,34: Tappa a Roma Montecitorio, flash mob con una 7,65 semi automatica. 

Ore 9,00: rientro a Napoli

Ore 10,46: Sosta al Mc Donald sull’autostrada. Mi faccio friggere anche lo scatolo del panino

Ore 12,00: End of the world brunch. Organizzato dai miei soliti irriducibili amici. Tartine secche e struffoli troppo grandi per i miei gusti

Ore 15,09: Amichevole Last Day: Napoli vs Vecchie Glorie del Calcio Irpino. Esosissimo prezzo del biglietto da parte della società. 786 euro per un posto nei distinti. Giocano le riserve, tipo quelli che fanno la Uefa. Aronica attacante e il terzo fratello Insigne centrale di centrocampo. Risultato zero a zero

Ore 17,01: Lavo la Porsche

Ore 17,23: comincia a piovere

Ore 17,24: riguardo la Paradiso All Inclusive Silver Card, nel dettaglio mi soffermo sulle condizioni contrattuali

Ore 17,25: Incomincio serenamente a sagrare i santi per la pioggia

Ore 19,11: Via Crucis neocatacumenale che si sovrappone a “We have a BIG problem”. Parata Gay, e trans…rissa generale e poi amori promiscui.

Ore 21,33: Cena in famiglia, metto il metallo nel microonde (ihihihi)

Ore 22, 34 : Vedo l’astronave del Papa che lascia il pianeta. Mia nonna mi dice “guarda il pontefice benedice dall’oblò” a me sembra che ci mandi a fanculo compiaciuto con il gesto dell’ombrello. Non lo dirò alla nonna.

Ore 22,41: doccia, mi asciugo i capelli mentre Giacobbo su Voyager, salta eccitato come una scolaretta indicando il primo asteroide. Trattasi in realtà di Bengala di segnalazione di buontempone. Troppo tardi, Giacobbo ingerisce pillola di Cianuro e muore schiumando in atroci sofferenze

Ore 23, 57: Accendo sigaretta e preparo Martini

Ore 00.12: Arrivano i Maya, scusandosi per il ritardo ma portano mazzo di fiori

Ore 00,13 fino 1,45: discorsone maya circa l’opportunità della fine del mondo

Ore 1,46: Renzi propone primarie. I maya lo fanno scoppiare come pop corn

Ore 2,00: con ritardo si procede alla fine del mondo.

Ore 2,05: Qualcosa non funziona i Maya non hanno fatto la revisione all’asteroide che fa fetecchia

Ore 2,06: silenzio imbarazzato, i Maya si consultano

Ore 2,07: la Meloni propone primarie. I Maya la fanno saltare come pop corn, dopo averla però imburrata…

Ore 2,21: I maya desistono e ripartono, con sommo sgomento di noi tutti

Ore 2,23: Si tirano le somme. Giornata tutto sommato positiva. Non avrà vinto il pluralismo certo ma intanto è morto Giacobbo e il Papa è in rotta di collisione con il Sole causa certezza da parte del Navigatore Made in Vaticano che il Sole, secondo la sua orbita intorno alla terra al momento del passaggio del PapaRazzo non si fosse trovato lì. Risatina compiaciuta di Galileo e Copernico.

 

 

Il mio fidato Chamind e la fine del mondo

scritto da sanfedista il 18 dicembre 2012,14:14

Oggi il mio collaboratore domestico, Chamind, Sri Lankese, buddista, che lavora per la mia famiglia da anni è entrato in camera mia trafelatissimo e mi chiede se poteva un secondo parlare con me. Chamind da sempre mi pone le questioni più disparate, dai consigli sugli studi per la figlia a notizie sulla politica internazionale americana. E’ una persona curiosa e abbastanza colta. Si fida ciecamente delle mie opinioni perchè mi vede sempre con un libro in mano e allora crede sia una sorta di Oracolo di Delfi. Comunque oggi mi fa:” Secondo te ci sono gli alieni sulla terra? Presidente russo dice di si”.
Gli rispondo svogliato di si. Lui mi incalza chiedendomi se arriveranno per il 21 dicembre. Gli dico che il 21 è una pessima data per arrivare essendo il venerdì prima di Natale troverebbero tutto bloccato dal traffico. Lui abbozza ma non apprezza e continua pretendendo una risposta seria. Gli dico di no, “no! Non arriveranno gli alieni il 21”. Non mi crede e ritira in mezzo Medvedev. A questo punto tento il colpo da mille. Oso la risposta tombale. Gli dico che Medvedev è amico carissimo di Berlusconi. Lui a questo punto sorride e dice, “allora detto bugia”.  Ora però se arrivano sarò costretto a votare Berlusconi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cucina Cajun – sono come un Turducken

scritto da sanfedista il 12 dicembre 2012,18:36

Il piatto in oggetto è un tacchino (turkey) ripieno di anatra (duck) a sua volta ripiena di pollo (chicken) a sua volta ripieno di pan grattato salse e spezie. E’ tipico della cucina Cajun, o creola, ovvero quella che si consuma prevalentemente in Luisiana, un mix di cucina francese e africana.

Le pressioni nella vita ci fanno diventare ripieni di ripieni ed alla fine difficilmente riusciamo a ritrovarci, ad addentare la pastella. Dobbiamo invece provare ad assaporare l’ultimo ripieno.
Con la bocca bofonchiante voglio consolarmi dell’ultimo premio, gustando tra me e me, la porzione di vita dipinta ad acquaforte e non degradata a paesaggio pittoresco autunnale inzuppato sul foglio con tenue acquerello. Ma la follia è una sottile e delicata membrana che separa la consapevolezza ordinaria dalla iperconsapevolezza. E’ delicatissima, Dio però non gioca ai dadi e ci consente quindi di fermarci, se lo vogliamo, un secondo prima dell’ultimo boccone dell’ultimo ripieno, quello oltre il quale non c’è più nulla. Quello che se morso, ci lascia a bocca ormai vuota a contemplare quello che è assente. L’estrema consapevolezza, quella che ci rende tutto più chiaro solo per un istante prima che poi diventi tutto nebuloso e fioco per sempre. Vi siete mai chiesti perchè i folli abbiano la bocca sempre aperta, non è stupore, è il vuoto lasciato dall’ultimo boccone.

 beyond-bacon-turducken

 

Grande Zoltar!

scritto da sanfedista il 8 novembre 2012,17:52

Ve lo ricordate “big”? Il film in cui Tom Hanks da bambino diventa adulto d’emblée? Quello in cui suona quell’oggetto del desiderio generazionale che è il pianoforte gigante a pavimento saltellandoci sopra? Bene io vorrei il grande Zoltar! Oggi io vorrei, lo desidero con tutto me stesso, toto corde, il grande Zoltar! 25 cent e via…

 

 

L’Orgoglio del Capitalismo (e delle vecchiette)

scritto da sanfedista il 12 ottobre 2012,13:52

In questo periodo di pausa obbligata (sono alla ricerca di una ricollocazione professionale) mi dedico ad attività da pensionati. Curo il mio basilico sul balcone finchè il tempo me lo consente, cucino – ieri ho preparato un pollo impanato al curry con noci e pomodori secchi tritati e vino bianco – riparo l’auto – ho comprato e sostituito il fanale posteriore – ascolto musica jazz, classica e David Bowie – nello specifico la canzone TIME a nastro -. Mi informo sul tempo e do buoni consigli su come vestirsi e se portare l’ombrello o meno. Ma sopratutto faccio la spesa. Ma non sciattamente come mio solito. Non spinto da basse pulsioni che vogliono assecondare le sollecitazioni del becero marketing. Faccio la spesa con la lista, sì con la lista. Cioè compro, latte, farina, frutta, pasta e tutti quei generi che i mentecatti chiamano “di prima necessità” e che fino a ieri per me erano “superfluo”. Mi si è aperto un mondo. Vedi la vita è bella proprio per questo. Le persone intelligenti cercano sempre di migliorarsi e capisco poi che i mentecatti non sono mentecatti, ma persone che hanno una lista. 

Ora a me le liste fanno abbastanza schifo. Ho una discreta memoria e sopratutto mi ricordo esattamente le cose che voglio. Quindi tendenzialmente non mi servirebbe una lista. Ma mi rendo conto che nella vita non ci sono solo le cose che si vogliono ma anche le cose che servono ed ecco che salta fuori l’utilità della lista. Cioè il Martini lo vuoi, la salsa al tabasco pure, le patatine San Carlo Grill anche, ma la passata no eppure è alla base di tutto ed allora pur non volendola la devo comprare e dato che non la desidero non me la ricorderei se non con una lista.

Ci sono però alcuni vantaggi della lista; su tutti gli occhi orgogliosi delle vecchiette che frequentano il supermercato alle 11 di mattina e che ti scrutano ammaliate. Le vedi che t’ammirano e vorrebbero anche loro un nipote così. Alto, bello e che fa la spesa con la lista proprio come loro, un giovane ma come loro! Non stanno nella pelle. Magari però il loro nipote lavora a differenza mia, ma le vecchie non ci pensano. I vecchi pensano solo alle cose immediate, giudicano d’impulso, d’altronde il tempo per grandi ragionamenti e speculazioni assolute non lo hanno, perchè non hanno più molto tempo. Non come me che rifletto su tutto e poi magari crepo domani e la vecchietta che incrocio sempre, quella con i capelli azzurrini, chiederà “ma che fine ha fatto quel giovane tanto distinto con la lista?”.
“E’ morto signora, circa un mese fa”

“Ah che disgrazia, mi scusi ma l’offerta volantino sui wurstel di pollo c’è ancora?” 

 

Giorgione Ritratto di vecchia, cm. 68 x 59, Gallerie dell’Accademia, Venezia

 

 

 

 

 

scritto da sanfedista il 8 ottobre 2012,13:06

 

tra un passo e un altro
che compio
mi ritrovo nel silenzio
dove c’è per me
il vero movimento

ancor prima di appoggiare
la punta al suolo
ho già volato avanti
per giorni
e nell’infinito muto
galleggio rapido
e gli spazi si contano
in passi da spendere
dove lo spostamento sta
nell’attesa del cammino 

 

 

 

Gustave Caillebotte (1848-1894)
I piallatori di parquet
1875
Olio su tela
Cm 102 x 146,5

 

 

 

 

 

 

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L’importanza di mangiare pastelli

scritto da sanfedista il 28 settembre 2012,00:25

Ero in Nuova Zelanda qualche anno fa. Avevo un amico indiano. Wasseem Parker. In realtà si chiamava Parkaar, solo che lo inglesizzava perchè faceva più British Empire. Una sera bevevamo una birra tutti insieme in giardino. Il sole tramontava e lui si alzò e andò via rapidamente. Gli chiesi perchè. Lui rispose che gli indiani non guardano mai il sole tramontare perchè non è di buon augurio. “Bella cazzata!”, pensai.

Noi europei siamo eurocentrici, un popolo blasè, cinico ma molto compassionevole che ritiene che le convenzioni differenti dalle nostre siano semplicemente inadeguate o, peggio, rozze o ridicole. E quando invece non lo pensiamo è perchè siamo radical, etnomaniaci e fintamente sciovinisti, che poi diciamocelo la cucina etiope la mangiamo solo noi, che in Etiopia si muoiono di fame.

Questo solo perchè abbiamo inventato la democrazia, il concetto moderno di impero, le infrastrutture di massa. I divertimenti, gli sport, l’illuminismo, la musica pop, il rock, la musica classica, l’impressionismo, la filosofia, il comunismo e il fascismo. Noi europei siamo ancora fortemente legati alle questioni di principio, contrari alla pena di morte, i più sostenibili del pianeta, con le nostre auto euro 5 e poi 6 e 7. Noi abbiamo tirato su il concetto moderno di città e dei mobili componibili. I sindacati e il ’68. Siamo quelli che hanno dato il nome ai paesi del mondo. Tu ti chiamerai America, tu invece Jamaica, tu Liberia o Arabia…Ci siamo arrogati il diritto di fare il calendario del mondo e decidere le ore dei paesi ma anche fissare le misure. Il metro, la iarda o il miglio. Siamo gli unici a cui davvero interessa dell’effetto serra e dello scioglimento dei ghiacciai, noi e qualche americano hippy deriso dai più che crede pure che il 21 dicembre finisce il mondo.

Beh io credo fermamente che a furia di evolverci siamo invecchiati prima. A furia di sopportare il peso del globo come Atlante, siamo finiti con la schiena rotta e sulla sedia a rotelle. Ci chiamano colonizzatori, ma siamo le vittime del nostro crimine. A furia di fare i maestrini saccenti, a furia di prendere il tè alle 5 pm, a furia di esportare pizza o caffè ristretto, abbiamo fatto la fine di quelle mamme nordamericane: top manager, eccellenti cuoche di torte per la gara dei bambini, sempre sorridenti e depresse. L’antidoto, o la soluzione, non c’è, anche perchè chi scrive è un europeo e quindi non riesce a vedere modelli validi oltre il proprio continente, ma sento, ho la percezione, che ci sia qualcosa di errato. Non mi piacciono i primi della classe perchè sono quelli che finiscono prima di tutti e, quando buoni, ti aiutano con i compiti sopratutto se sei magari un po’ ritardato. Siamo quelli che troviamo commuovente un tramonto ma siamo anche sempre consapevoli che è un fenomeno astronomico. Siamo top manager e prepariamo ottime torte. Indossiamo il casco per andare in bici e il giubbottino catarifrangente quando foriamo. Ma vi rendete conto? Ma di cosa vogliamo morire? Siamo così arroganti che vogliamo essere eterni. Bombardati come siamo da campagne contro il fumo, l’alcool, la droga, il melanoma, il tumore al polmone, abbiamo lo yogurt contro l’osteoporosi, la regolarità intestinale e le difese immunitarie. Ma di cosa vogliamo morire noi europei? Con i nostri piani vaccinali e i nostri 100 airbag? Con i nostri parafulmini e i limiti di velocità. Con l’alimentazione corretta e il giusto apporto di sali minerali. Con i nostri aerei sempre più sicuri e le nostre case finalmente libere dagli incidenti domestici? Ci siamo montati la testa. E Dio o chi per lui ci punirà. E’ così. Nessuno l’ha fatta franca così a lungo come noi.

Perchè se, come si dice, c’è un po’ di Dio in ognuno di noi, beh la parte di Dio che è in me mi dice che i primi della classe sono insopportabili e che alle volte meritano di essere presi a pedate e cacciati dall’aula, con un applauso sentito e scomposto dei ritardati che finalmente liberi potranno ricominciare a mangiare sereni e avidi pastelli a cera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

parole invisibili

scritto da sanfedista il 19 settembre 2012,16:46

 

 

 

La parte per il      , continuava a ripetersi. Si doveva concentrare sul foglio pieno di scritte, con il bianchetto che non           abbastanza, ed allora potevano ancora intravedersi pensieri cassati perchè troppo veri o pericolosi. Di tutto   di più saltava fuori dal cassetto della memoria, ma anche tutto si nasconde come un Houdinì che          in una cassa per non riapparire più o riapparire altrove con sommo stupore della gente.      quando fuori piove, le carte che mescolate producono infinite complicazioni e la mano giusta proprio non arriva.     soluzione non c’era, o meglio c’è n’erano infinite che è uguale a dire nessuna. Si sarebbe quindi dovuto affidare al caso, magari con testa o croce, ma non aveva neppure una        nelle tasche. Ancora più difficile quindi. In mezzo a tanto rumore non riusciva a concentrarsi, il treno, l’autobus alla fermata, come è vero che il silenzio è      . Ripeteva al cuore: “lo farai     tu lo voglia o no”. Ma dal petto nessuna risposta, anarchia pura, ma un’anarchia silenziosa, stranamente non rivoluzionaria, un’anarchia passiva e bianca. Il ghiaccio nei bicchieri sembrava un iceberg, ed il pensiero         .  quell’istante il cielo appariva così basso da potergli tirare un pomodoro contro e sporcarlo di rosso, le onde del      invece erano lontane e quasi sembrava che dalla spiaggia s’infrangessero a largo e non il contrario.

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il rischio dei ricchi

scritto da sanfedista il 12 settembre 2012,14:44

…il rischio dei ricchi è vivere nell’ossessione che la gente si avvicini a loro solo per la ricchezza…
finiscono in questo modo per essere solo dei cardini che incardinano zeri.

 

 

 

 

 

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Ultima notte a Saigon

scritto da sanfedista il 6 settembre 2012,23:50

Saigon (stella del sud)

ore 00.48

Charlie ha vinto su tutto il fronte. I bilanci non si fanno quando dalla prima linea tornano solo i cadaveri. Sono caduti tutti. Abbiamo resistito finchè ce n’è stato. Scarsi a munizioni e viveri, con il nemico che soverchia. No, no, sarebbe insensato e folle restare. Eppure noi avremmo sparato ancora perchè le cose insensate e folli sono quelle che differenziano la vita dall’esistenza. Fiamme ovunque, zanzare raddoppiate. Alcool non più centellinato poichè domani non ne avremo più bisogno qui. Saigon è persa ma è oramai svelata, il suo fascino arcano è ora noto e l’abitudine, fosse anche quella della trincea, è deleteria ed è comunque meccanica, industriale e standard. C’è chi dice che almeno ho portato la pelle a casa. La pelle, ma lascio qui un morso di cuore. E poi c’è ancora un’ultima notte.
Progetti per domani? Non torno alla mia vita normale. Non ne ho vissuta una eccezionale e poi la vita non è mai normale. Perlomeno non per me.
Stanotte ultimo giro di guardia, ultima ronda, ultimo sguardo a questo posto che ho odiato, che ho combattuto, ma a cui ho appartenuto. Si torna a casa, c’è qualcosa di più dolce? Quanti posti al mondo chiamiamo casa? Eppure Saigon pur non essendo casa è stato per me molto di più. Un luogo, un nemico intravisto, battaglie vinte, un mezzo, cicatrici e conseguenti medaglie. Saigon è stato per me quello che il viaggio è stato per Ulisse. Ossessionato da Itaca. Ma non sarebe stato Ulisse se non avesse compiuto il viaggio, tanto che quando raggiunse infine Itaca si dice ripartì. Ostinazione, passione e nostalgia. I lampi dell’ultimo fuoco di copertura brillano come non mai. Sono certo che anche al nemico mancherò perchè non ci sono charlie se non ci sono invasori. Non ci sono eroi in tempo di pace. La guerra prosegue, come disse Badoglio, non qui. Non ora perlomeno. A casa mi guarderanno all’inizio come un veterano, durerà però poco perchè chi non è stato a Saigon, uscendone vinto, non capirà mai il senso vero di una tensione costante che ti spingeva contemporaneamente su due poli opposti. Combattere o tornare. Sono cocciuto, caparbio e stronzo. L’avessi combatutta secondo le mie regole l’avrei vinta. Invece torniamo.

Generazione generosa, pura, la migliore di sempre, ma le munizioni finiscono, i pugni sanguinano e ci si ritrova come scintille di una forgia, di un fabbro, sparati nel buio.
Ultima notte a Saigon, ma la divisa non la brucio, tornerà utile, qui o altrove.

 

Chiudo con un comunicato:

La società delle rose rosse entra in sonno. I membri sono tenuti ad operare in silenzio senza però riunirsi. Valgrand ha avuto un incidente, si è schiantato su di un muro. E’ morto, ma c’è chi giura che il secondo prima dell’impatto avesse un sorriso vero, grande, reale, come se tutta la sua vita precedente l’avesse condotto a quell’istante ed in quell’istante avesse trovato la sublimazione del suo essere. Onore a Valgrand e che le sue gesta siano ricordate in eterno. Gli esempi di follia in questi tempi di cautela sono preziosi. Onore a Valgrand.

 

In appendice il link al primo dispaccio, risalente a 4 anni fa:

http://www.sanfedista.it/2008/06/24/saigon/