La grazia è per la vita come il colore è per l’arte.

scritto da Sanfedista il 18 settembre 2007,16:12

Al termine di uno spaesante viaggio all’interno del traffico mi arrovello su  quanta poca grazia v’è nel cercare di arrivare il prima possibile; e mi abbandono a digressioni.

Se la vita è ciò che ci resta di un passato ignoto e ciò che ci accompagna ad un futuro incerto, voglio che sia piena di Grazia. Adoro il lavoro, adoro, essere pagato per quello che si produce ed adoro godere dei soldi e delle meravigliose opportunità che ci concedono. Però il vivere inimitabile, frutto dei soldi, come lo si intende oggi è per me la negazione stessa del vivere. La cultura è il solo modo per raggiungere la grazia, la cultura è il veicolo unico di raggiungimento, è il nostro personale "orient express" che ci conduce in una decadentissima Costantinopoli. La Grazia è il frutto della pazienza della ricerca del bello nel quotidiano è il colore inatteso che spunta furbo da un completo Tasmania. La grazia è anche quell’ultimo colpo di pennello su di una tela che non andava modificata su di una tela perfetta così, il colpo di pennello la migliora, però, inaspettatamente, quasi rivoluzionariamente e gli conferisce finalmente anima, un ultimo tratto di bianco al sorriso, una fugace apparizione del rosso nell’arancio, un raggio viola al risvegliarsi della sera danno respiro alla stoffa, Grazia al fruitore. Il colore che non dovrebbe ma che arditamente abbiamo osato inserire in tela ci fa superare la cascata e raggiungere la caverna che si cela dietro i flutti.

La Grazia, figlia di attesa e ricerca, non svela i misteri che avvolgono le massime domande, solo la fede lo fa, ma accende di lentezza e quindi di maggiore consapevolezza tutto il nostro movimento.

Lo smoking

scritto da Sanfedista il 14 settembre 2007,16:06

V’è innanzitutto da rivedere le opinioni in merito a questo particolare tipo di vestito. Lo Smoking, tuxedo per gli americani, è sostanzialmente un vestito completo nè più nè meno. Va utilizzato in quanto tale, con alcure regole certamente ma bisogna rompere il timore reverenziale che v’è su questo capo d’abbigliamento. Incominciamo ad analizzare come dev’essere la fattura di questo capo. Giacca nera con revers neri lucidi a singolo o a doppio petto. Pantaloni neri, senza passanti per la cintura, lo smoking usa le bretelle, nere anch’esse, e senza risvolto, con un gallone di raso che copre la cucitura laterale. Camicia bianca, con bottoni bianchi o neri e polsini con gemelli, colletto abbassato, indossare un botton down sarebbe come bere un "Jacques Selosse" ad una temperatura di 12 gradi…puro orrore…oggi va sempre più diffondendosi l’uso della camicia con collo alzato e punte risvoltate, sebbene sia un errore, la camicia di tal fattura è indicata per il frac, la moda è la moda ed è giusto che lo smoking come il resto abbia dei piccoli stravolgimenti. Al centro della camicia è consigliabile una plissettatura per movimentare le linee, deve essere, però, sempre sobria, mai esagerata. La scarpe sono Oxford nere di vernice, lucidissime. Completa il vestito la fusciacca o cummerbund, una cintura di raso nera da annodarsi sul dorso. La fusciacca, che deve accordarsi come colore e foggia al farfallino, è plissettata nella parte anteriore e va portata con le pieghe rivolte verso l’alto, da utilizzarsi esclusivamente con giacche monopetto. Con il doppiopetto ovviamente va il gilet.

I colori; nero, al massimo blu notte scurissimo (apparirete comunque un hippy). La giacca bianca solo per feste all’aperto estive, tutto l’anno in luoghi tropicali. Il farfallino è da annodarsi, crediamo che chi utilizza quelli gia annodati sia una sorta di soggetto giustamente ai margini della civiltà. 

Quasi superfluo ricordare che non si indossa prima delle 20, è preferibile recarsi ad un invito precedente a quell’ora con una camicia a mezze maniche color caffè con annodata una cravatta gialla, ed incorniciata da un completo gessato grigio piuttosto che fieri nello smoking. Si indossa anche quando sugli inviti è specificato "cravatta nera" o "black tie".

Ricordo nuovamente che bisogna riappropriarci di questo meraviglioso abito e iniziare ad utilizzarlo in tutti quei contesti eleganti che vanno oltre le prime teatrali ed i balli ai club. Insomma se entrerete in un ambiente in smoking e vi accorgerete che siete l’unico ad indossarlo, noterete che il sudore freddo scorrerà sulla fronte degli altri ospiti che ad un tratto si riterranno inadeguati, impareranno la lezione…

Se così non fosse ed anzi una allegra signora ottantenne avvicinandovi vi dovesse chiedere dov’è il bagno e poi vi ordinasse un Amaro, siete capitati alla festa per i cinquant’anni del matrimonio di zia Elvira ed avete decisamente esagerato…

Indossate lo smoking senza timori ma cum grano salis…

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Giornata di sole

scritto da Sanfedista il 13 settembre 2007,15:33

Prendo la camicia bianca, quella appena lavata, il piacere del cotone ben stirato a contatto con la pelle è una gioia che pochi possono realmente cogliere. Il colletto è perfetto, scende giu rigido e pulito come una goccia d’acqua scorre su un mobiledi Breuer, pura Bauhaus. Gli occhiali da sole lasciamoli a chi ha gli occhi scuri, che goda il mondo! Oggi.

Nodo alle scarpe, balcone aperto, un passo dietro l’altro, in soli tre movimenti mi si schiude il mare, il vento mi saluta, gli rendo grazia lasciandogli accarezzare il mio capo. Un raggio di sole, un piccolo stiletto, ed il mondo è mio.  Virtuoso è chi desidera cosa già possiede.

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Evviva la Guerra!

scritto da Sanfedista il 11 settembre 2007,17:25

Era "argentea pioggia che monda" per il Vate il sollievo. La metafora potrebbe essere tranquillamente applicata anche alla guerra. Mi innesto semplicemente nella tradizionale esaltazione della guerra, non sono solo, sono in attraente compagnia. Sun Tsu, Marinetti, Omero ed intere civiltà fatte di uomini hanno creduto che la guerra fosse il principale innesto per elevare gli spiriti della razza umana, mi sorreggono nel discorso. Apparirò anacronistico, reazionario, probabilmente esaltato. Accetto solo uno degli aggettivi precedenti; non sono né fuori dal tempo e neppure contrario all’azione, esaltato forse sì, ma dello spirito che anima le cose, della forza che genera il dinamismo, dello slancio vitale (bergsoniano?). Perché riabilitare la guerra? Perché criticarla è stupido quanto cercare di coltivare con il sale un campo. Il mondo nel quale abbiamo la sorte di vivere è un mondo che lentamente sta sciogliendosi su se stesso, la civiltà trova le risposte nei consumi, per consumare bisogna essere in pace. Bisogna essere sereni, avere una coperta calda ed il tempo di assaggiare l’ultimo surgelato (che orrore). Il mondo occidentale non ripugna la guerra, la tiene lontana dai mercati fruttuosi. Il mondo moderno coccola la guerra la esporta e ne fa un mercato. Quindi ridicolo è godere dei diritti di una società in pace, quando il benessere derivante dalla stessa è anche frutto della guerra. Accettiamola. La guerra nel corso dei secoli ha regalato alla società molto di più di quanto poteva fare la pace.  Le invenzioni militari si sono rivelate fondamentali per il vivere civile, l’aereo a reazione, lo studio dei materiali, la tecnologia satellitare e lo sviluppo delle comunicazioni, sono regali della strategia militare, le classi politiche, intendo le migliori, sono figlie delle privazioni della guerra, della frustrazione dell’oppressione, la Costituente italiana è praticamente erede edipica della dittatura e della battaglia. Gli anziani delle comunità, ricordando con dolore la guerra, ne esaltavano al contempo i valori che essa trasferiva alla sua gente; solidarietà, cura del prossimo, sobrietà e morigeratezza. Paghiamo più ora alla democrazia ed alla pace di quanto pagammo alle guerre, senza purtroppo ricevere i medesimi benefici. La morte, oggi, non presenta il suo conto in un’unica soluzione, lo centellina giorno dopo giorno. Il benessere fatto di consumi nocivi, corsa alla ricchezza, per ottenerne di nuovi, rende marcia una società, avvelena i giovani che ricorrono agli dei contemporanei perché oramai privi di valori reali. Non è mai successo che il vecchio continente fosse privo di una guerra per così tanto tempo, il risultato, non mi sembra esaltante; il consumo, la parola stessa indica il logorio, erode ogni giorno risorse, e la popolazione aumenta a dismisura, s’accalca, si imbestialisce. E’ linfa nuova è l’unica igene del mondo (Marinetti) è un’arte. La battaglia rompe il velo dell’ipocrisia, sveglia le coscienze, riaccende la brama di vita dell’uomo e ne esacerba  l’ingegno. La Democrazia stessa che ripugna la guerra non sarebbe stata senza la guerra, senza un gruppo di borghesi che insorti in Parigi decisero di rovesciare il regime, senza un gruppo di coloni che decisero di affrancarsi da uno Stato per fondarne un altro ove potessero respirare libertà, la stessa che preservano negandola ad altri. La guerra non è null’altro che il nostro spirito di autoconservazione, e quando giunse Gesù, conscio che ogni evoluzione debba passare per una rivoluzione, proclamò “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me. (Mt 10, 34-37)” e quando fui Cresimato il Sacerdote mi disse che ero diventato un soldato di Cristo, non un missionario, un soldato.

In conclusione, seppur disgustosa l’immagine della morte che piomba cieca portando dolore, bisogna assumere il concetto che ci è data la pace, possiamo essere pacifisti, solo perché in un altro luogo c’è una guerra che ce lo consente che ricama la nostra libertà (presunta) con il fuoco della mitraglia, che lo stesso fuoco è stato inchiostro per le costituzioni ed alimento per le popolazioni.

 

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L’Automobile

scritto da Sanfedista il 5 settembre 2007,00:32

Sostanzialemente non v’è nulla che identifichi maggiormente una persona che l’auto che guida. Anche chi non si interessa in alcun modo alle automobili compiendo una scelta di disinteresse si pone in una categoria di soggetti.

Personalmente ritengo che le automobili siano ciò che di più sublime l’uomo abbia mai creato, F.T.Marinetti definendola la moderna Nike di Samotracia (consiglio a chi ha letto "Nike" alla maniera delle celebri quanto disgustose calzature d’oltreoceano, di interrompere qui la lettura e di smetterla di frequentare oltre il mio blog) riusciva a cogliere la vera anima il reale spirto del bene. L’autovettura è la madre dei nostri giorni, è l’amante desiderata, è il nostro regno, il nostro simbolo di potenza. L’automobile è donna, la scegliamo noi, la paghiamo la conduciamo come e dove meglio crediamo. L’automobile è l’ultima isola di maschilismo in un mare di femminismo imperante, le donne o la odiano o se ne servono per sembrare più uomini, ma comunque non ne colgono mai l’essenza.

Le automobili, non le chimarò mai macchine, le macchine sono quegli aggeggi noiosi che semplificano la vita, sono facilmente distinguibili in categorie: Berline, Station Wagon, Suv, Monovolume, Fuoristrada, Cabrio, Spider, Coupè. Le sottocategorie sono infinite e dipendono sostanzialmente dalle motorizzazioni e dalle fasce di prezzo. Le automobili sono lo specchio dell’anima.

La Berlina: Andrebbe guidata da un soggetto di età non giovane, con famiglia e con poca fantasia, la berlina più è sportiva più mostra il desiderio del propietario di rivalsa, di emancipazione, di inbsofferenza alla famiglia. Chi ama davvero la propia famiglia non la metterebbe mai a repentaglio correndo a 250 Km/h…Le berline da guidare sono assolutamente le BMW oppure le Saab infine le Volvo, le Mercedes danno quell’aria da gestore di donne di malaffare le Audi sono invece per il rampante professionista appena un po’ affermato. Le Alfa-Romeo sono semplicemente inqualificabili le Lancia mancano.

La Station: L’auto della famiglia felice, qui la scelta è obbligata ed è la Saab, elegante, senza tempo, riuscirebbe a dare il fascino dell’architetto anche ad un noiosissimo esperto di mercati mobiliari, il vantaggio di acquisire il fascino dell’architetto grazie alla Saab è quello di non essere architetto, non combattere quindi ogni giorno con la disoccupazione e non dover comprare, quindi, fiat usate cercando di simulare un’aria finto snob.

SUV e Monovolume:…sei quello che prima aveva letto Nike "NAIK" smettila di ammorbare il mio Blog, nessun uomo con un briciolo di amor proprio può solo lontanamente pensare di poter acquistare un’auto del genere.

Fuoristrada: Non si direbbe ma è l’auto tipicamente femminile, la amano solo loro, la compra solo chi vuole avere successo con esse o è uno strumento di seduzione, non mi si venga a dire che è una scelta pratica, di sicurezza, tengono male la strada e sono praticamente imparcheggiabili. Sugli scudi chi realmente le usa per ciò per cui sono progettate! Il marchio comunque è uno Land Rover, da guidare in cachemire, o al massimo Jeep, per i cinquantenni in jeans se grande per i ventenni con occhiali da sole se Wrangler.

Cabrio: A filo di gas, evitate le super sportive cabrio, la cabrio è una culla la guida della stessa deve essere armonica, i motori diesel sono impensabli per questa categoria di auto, la Coppia (intesa motoristicamente) è l’ultimo parametro che va guardato, la cabrio è un auto comoda con una buona fluidità nella progressione, per passeggiate al mare o meglio, si evita l’afa sulle tortuose strade collinari. Audi o quant’altro, basta evitare come la peste le francesi e le ford, tutto il resto è chic.

Spider: Inglesi, Lotus, MG (requiescat in pacem) e le piccole tedesche, in quest’ ordine vanno valutate e comprate. Le spider sono il top per il giovane dandy, scomode, costose, appariscenti e veloci, urlano con rabbia la giovinezza o il divorzio. Dipende da chi le guida. Per le inglesi il colore è uno British Racing Green.

Coupè/Sportive: Italia, Italia, Italia, non cito neppure le marche, chi ha il privilegio di poterle acqustare non si sentirà mai solo, più utili di una casa al mare, riempiono semplicemente una vita. Le altre vanno bene, inglesi e tedesche e va bene strafiamo, anche le americane, snobbissime in questo caso, sviluppano con un 2,7 litri una potenza che una sportiva europea sviluppa con un più parco milleotto, sono rumorosa plastica con le ruote, v’è maggio inno all’era modena? Le italiane invece sono il profumo di cuoio, una voce rauca da orgasmo, un rivolo di sudore da brivido.

Non cito le giapponesi, le francesi ed altre chincaglierie orientali…

Bentley e RR un tempo altere ed elegantissime latrici di nobiluomini ora vengono occupate da baffuti pastori di petrolio mediorientali o da disgustosi cantastorie di strada alla sincope (rapper) americani. Mano su cuore e sgurdo basso.

I colori tutti, tranne il grigio metallizato, in grado, da solo, di trasformare un gesto eroico in una puntata di uno show della domenica.

Il grigio metallizato è la polvere che si posa sulla Vittoria Alata, è chiara palesazione della mancanza totale di originalità, di spirito critico la meravigliosa conquista della omologazione.

Ho detto tutto.

 

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scritto da Sanfedista il 1 settembre 2007,18:06

Il mare.

Ho avuto la ventura di trovarmi catapultato su di un lido italiano, le affermazioni potrebbero essere molteplici, utilizzerò quindi poco spazio per descrivere il tutto.

La moltidudine di plebi che anelavano al loro spazio al fresco, non scomoderò la proposizione "posto al sole" già tanto brutalmente sodomizzata in questi anni,  dividevano equamente il loro tempo tra congetturare sul campionato di calcio, che andava apprinicipiandosi e le tresche stagionali. Praticamente mi trovavo rapito in una sorta di atroce avello ove ai barbieri risponedevano le sciampiste.

Mi sono allora dedicato alla cosa che riesce a salvarmi da queste occasioni: ritirarmi all’estremità del mio piede destro, mi concentro con ogni forza sul mio piede e lì mi rifugio. Lo sgurdo prima vitreo assume connotati più gentili, la bocca serrata diviene lasca ed inespressiva, la fronte corrucciata s’imperla di goccioline di sudore e proprio mentre s’appalesano questi sintomi, comincio, con repulsione, a sentirmi parte di quell’unico orribile bubbone che è l’italiano balneare, scopro che quelli che per me sono sintomi di un malessere per altri sono condicio imprescindibile di sana fisiologia.

Allungo le mani sotto la sabbia, fremo, il mio piede diventa scomodo come un sedile di una Lotus Super Seven, mi stendo e cerco di godere del mio posto al sole, il sole, anch’egli, vedendomi, finalmente sospira di sollievo.

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Le donne.

scritto da Sanfedista il 18 luglio 2007,15:43

La cosa più meravigliosa di questi esseri, a metà strada tra insicurezza e irrazionalità, è la loro terribile ansia di riscatto morale e sociale.

Dal consiglio di Nicea, quando improvvidamente Santa Romana Chiesa decise di donar loro un’anima, il decorso delle donne è andato acutizzandosi. Troviamo ora creature che tenderebbero verso la mascolinità caratteriale pur essendo prive di quella superficialità necessaria. Il risultato, ahimè deludente, è un essere che stretto in legacci femminei s’atteggia ad uomo e mira a raggiungere le più alte posizioni sociali. All’università scoprirai che quelle che s’impegnano di più sono donne, al lavoro le donne sono quelle risolutive e le donne sono quelle che meglio rispettano gli obblighi della vita civile. Lettori, la cosa che mi diverte di più, poi, è la loro competitività, la loro disturbata carenza di spirito di squadra, gli uomini, seppur pressappochisti e lievi, quando si tratta di compattarsi lo fanno, la donna vede nelle sue omologhe minacce dove noi vediamo possibilità e dove noi vediamo condivisione loro rilanciano con la diffidenza. Beati i maschi che imparano presto questa lezione, non bisogna ostacolare le donne, fanno tutto da sole, salgono e poi trovano un’altra donna sulla loro strada ed iniziano ad annientarsi. Noi cogliamo i frutti.

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